
giovedì 28 ottobre 2010
lunedì 18 ottobre 2010
IL DIALOGO INTERRELIGIOSO TRA CATTOLICI E MUSULMANI OGGI
Per i fedeli delle varie religioni tutto è chiaro e definito: ognuno ha la propria identità, ognuno ha la propria verità, che essi cercano di scambiarsi e condividere nel limite consentito dalle regole della propria fede e del proprio gruppo di appartenenza. In realtà, grazie alla globalizzazione, alle comunicazioni di massa e alle nuove tecnologie, il volto religioso del nostro pianeta sta cambiando: tutto stà diventando più confuso, i territori degli uni vengono sempre più invasi dalla presenza dell’altro. Ad un ritmo incalzante sempre più parti del mondo stanno diventando ambienti multi-culturali, multi-etnici e multi-religiosi. La mobilità mondiale di popoli e culture, di gruppi etnici che si mischiano e si intersecano, mette le varie religioni sempre più a contatto fra loro, facendo in modo che le dottrine si influenzino e si travasino continuamente. L’isolamento oggi non è praticamente consentito: ogni chiusura in merito può essere considerata solo un suicidio. La nostra fede dunque, oggi non può restare ritirata nella convivenza tollerante e non informata, poichè è nel dialogo che essa si rapporta e manifesta la sua credibilità, svelando la realtà di ciò che è. Il dialogo è il mezzo attraverso cui manteniamo la nostra attenzione sull’umanità degli altri, anche quando, o forse soprattutto quando, siamo in forte disaccordo con le loro idee. Trovare punti in comune nonostante le radicali differenze è una strategia collaudata nell’ambito di una coesistenza pacifica: se fossimo d'accordo su tutto, il dialogo sarebbe inutile, se non fossimo d'accordo su niente, il dialogo sarebbe impossibile, ma è proprio quando siamo in grado di individuare sia dei punti fondamentali di accordo che di disaccordo che il dialogo è auspicabile, anzi necessario, interessante e potenzialmente produttivo. Tanta violenza e lotte nel mondo tra tradizioni e religioni diverse hanno messo le nazioni una contro l'altra per migliaia di anni, senza nessuna via d’uscita. Con una siffatta storia di profondi disaccordi, sarà mai possibile per le culture del mondo trovare un accordo? Un dialogo aperto tra persone con diverse visioni del mondo è oggi di gran lunga più importante che mai!
Questa è la sfida che l’Unione Cristiana Enti Migranti Italiani, nella prossima conferenza, lancerà a nome dei cittadini del mondo che cercano vie per la pace fra tutti i popoli. Oggi grazie ad Al Qaeda e altri gruppi terroristici, la paura dei musulmani è ancora ad alti livelli: gli estremisti hanno avuto la meglio nel distorcere la percezione comune di chi sono veramente i musulmani; qualcuno equipara islam a violenza e pensa che i musulmani con essa tendono alla dominazione mondiale. In realtà la stragrande maggioranza dei musulmani sono persone eccezionalmente pacifiche e tolleranti che cercano di vivere d’amore e d’accordo coi loro vicini di altre religioni. Ma si sa’, basta una pecora nera ...Quindi il nostro non è un compito facile, ma è una necessità in questi giorni di comunicazione globale immediata e di intensi conflitti culturali. Forse, in questo grande progetto di avvicinamento fra le due religioni, nessun luogo al mondo è situato meglio del Canada, Paese multiculturale, e di Toronto, che significa appunto Ecumene, luogo di incontro. Nessun posto forse è più adatto per questo dialogo di quello gestito dai Frati Francescani, cioè dai seguaci di Francesco d’Assisi, il patrono d’Italia amico dei musulmani. Forse nessuna data è più propizia della Giornata Missionaria Mondiale. Forse nessuno fra i tanti ospiti è più gradito del Dr. Hamid Slimi, il ministro di culto musulmano presidente del Consiglio canadese degli Imam, che è anche un docente che parla correntemente arabo, francese e inglese, studioso di diritto e religioni comparate, scrittore di numerosi libri e articoli, direttore esecutivo, produttore e presentatore di una tv locale, ma soprattutto instancabile presenza da anni in ogni dialogo interreligioso. Forse è anche grazie a lui, se recentemente il Consiglio Canadese degli Imam ha fatto una dichiarazione, in occasione del Ramadam, che è decisamente un passo importante verso il riappropriamento di un’immagine pubblica religiosa che si stacca decisamente dal fanatismo: essa afferma fra l’altro che la vita umana è più sacra delle leggi religiose, che l’islam promuove il senso civico, la parità fra i sessi, e il diritto per l’individuo, sia esso uomo o donna, di scegliere come si vuol vestire, vivere, agire e credere. Questa è la prima volta che le guide musulmane di un’intero Paese si sono unite per dichiarare che continueranno ad insegnare un insieme di virtù positive che riflettono la vera natura dell’Islam.
Il Corano in fondo vuole il ritorno ai poveri, come lo vuole la Bibbia e in particolare il Vangelo. Il profeta Maometto dice: “nessuno di voi crede veramente fino a quando non desidera per gli altri ciò che desidera per sè stesso”, parole che fanno eco a quelle di Gesù: “ in ogni cosa, fate agli altri ciò che vorreste sia fatto a voi, perchè ciò riassume la legge e i profeti.” Dal momento che entriamo in contatto con vicini, colleghi e conoscenti occasionali di altre fedi, vediamo che la stessa capacità di bene e male che ci modella, modella anche loro.
Perchè dunque non creare insieme una cultura di nonviolenza e di rispetto per la vita? Perchè non creare una cultura di solidarietà e di giustizia economica, di tolleranza e di verità, una cultura di uguali diritti e di collaborazione fra uomini e donne?
Oggi abbiamo bisogno di pensare globalmente, in termini di famiglia umana, e agire localmente, perché nel costruire rapporti inter-religiosi qui, noi modelliamo e mettiamo in atto il nostro ministero della riconciliazione. La realizzazione dei grandi sogni comincia proprio quì, con questi piccoli passi, ascoltando lo Spirito di Dio e non chiudendosi di fronte ai “ segni dei tempi”.
lunedì 4 ottobre 2010
martedì 28 settembre 2010
San Francesco e il dialogo interreligioso
San Francesco d’Assisi, la cui festa ricorre il 4 ottobre e di cui l'Italia si vanta di averlo come Patrono, nella sua breve vita di 44 anni, visse un episodio che ci ha sempre colpito molto: quello del suo viaggio in Oriente nel 1219 in occasione della quinta Crociata e del suo incontro con il Sultano. Quali furono le motivazioni di un viaggio così lungo e impegnativo?
Sappiamo che san Francesco parlava correntemente il provenzale e che in gioventù si formò a contatto diretto con trovatori francesi a loro volta influenzati dai trovatori andalusi che erano di religione musulmana. Sappiamo anche di come si sia recato più volte dinanzi ai pontefici del suo tempo per predicare la pace, e per chiedere il loro consenso ai suoi progetti di missione apostolica pacifica presso i saraceni. Le stesse ragioni di pace furono anche quelle che gli ispirarono la famosa prima Regola, del 1210, in cui tra l’altro raccomandava alla comunità dei fratelli: “quando i frati vanno per il mondo, non portino nulla per il cammino, ne’ sacco ne’ borsa ne’ pane ne’ bastone. E in qualunque casa entreranno, dicano per prima cosa: pace a questa casa…”. Era dunque grande il suo interesse per “gli altri”, per quei “fratelli” contro i quali combattevano i crociati …e fece davvero di tutto per andarli a trovare! Ci provò una prima volta, ma la nave su cui viaggiava naufragò e lui si salvò a malapena. Ci provò una seconda volta, ma si ammalò prima di arrivare e tornò indietro. Finalmente, nel corso della quinta crociata bandita dal Concilio Lateranense, Francesco decise di partire con un gruppo di dodici compagni per il Campo dei Crociati, attendati nei pressi di Damietta, in Egitto. Vi si recò, come scrisse san Bonaventura, “con la ferma intenzione di presentarsi al Sultano d’Egitto.” Giunti nel campo dei crociati, racconta Tommaso da Celano, Francesco e i suoi compagni predicarono contro le Crociate. Sembra infatti che, nelle sue prediche, Francesco sostenesse la necessità di procedere a trattative di pace, suscitando l’ira del bellicoso delegato pontifico Pelagio Galvan, che rifiutò sempre ogni trattativa, spingendo i Crociati ad una guerra che si concluderà poi con la disfatta totale. Amareggiato dal comportamento dei crociati, sconvolto da una spaventosa battaglia di cui aveva visto le vittime, San Francesco e Frà Illuminato attraversarono quindi il campo crociato tra sberleffi, ingiurie, scherni, calci e botte. I Saraceni, vedendoli arrivare, gli andarono incontro e li condussero alla presenza del Sultano.
Il Sultano d’Egitto era Malik al-Kamil, nipote del famoso Saladino, re saggio e dotto, che qualche storico asserisce fosse un mistico. Alla sua corte amava disputare con i dotti di grammatica e giurisprudenza: egli stesso era un poeta di cui ci sono stati tramandati alcuni versi. Famoso per la gentilezza ed il contegno austero, ottimo amministratore, controllava di persona la lista delle imposte. Contrario agli inutili spargimenti di sangue, aveva più volte offerto ai Crociati trattative di pace, da essi sempre rifiutate.
Proprio con lui Federico II di Svevia, altro sovrano illuminato, scomunicato dal Papa per essersi rifiutato di partecipare alle crociate, stipulerà dieci anni dopo, nel 1229, un trattato per il recupero pacifico dei Luoghi Santi di Gerusalemme. Francesco, –dicevamo- venne portato quindi al cospetto del Sultano. Peccato che era il 1219 e in quell’anno non c'erano ancora nè la Cnn nè Al-Jazeera, perche' sarebbe stato davvero interessante rivedere oggi il filmato di quell'incontro! Possiamo quindi solo immaginare che l’incontro di Francesco con questo sovrano aperto, colto, illuminato fù straordinario, particolarissimo. Possiamo immaginare che si ascoltarono, dialogarono, approfondendo temi religiosi con l’aiuto magari di teologi e saggi musulmani. Probabilmente tra i due nacque un’amicizia che durò tutta la vita! Di certo sappiamo che al momento della partenza, il Sultano lo ricolmò di doni, tra cui c’era il corno di avorio ed argento che ancora oggi è conservato nella Basilica del Santo ad Assisi e che Francesco fù lasciato tornare incolume all'accampamento dei crociati. Questi due uomini di fede diversa, di diversa origine e cultura, di diverso linguaggio, di usi e costumi diversi, testimoniano ancora oggi, che oltre tutte le diversità c’è sempre un terreno comune, ci sono sempre territori inesplorati, spirituali e materiali, in cui avventurarsi insieme per il desiderio della ricerca, per l’interesse a scoprire realtà che possano contribuire ad un reciproco arricchimento.
Ci colpisce anche che Francesco, questo Santo così spiritualmente vicino al mondo musulmano, scrisse nella prima stesura della Regola del suo Ordine, il capitolo 16. In tale capitolo egli istruiva i suoi confratelli su come comportarsi per poter instaurare il dialogo con i musulmani. Le direttive date dal santo e le sue valutazioni sull'Islam risultavano di una modernità estrema e sconvolgenti alla luce delle idee comuni del tempo; risultarono talmente incomprensibili che la cosiddetta Regola non bollata, la prima stesura della Regola francescana scritta dal Santo, venne rifiutata dal Papa che impose una pesante censura e costrinse Francesco ad eliminare il capitolo 16. Lo Spirito, si sà, si muove alla velocita’ di anni luce rispetto al mondo materiale in cui le cose sembrano muoversi cosi’ lentamente…
Oggi, dopo 800 anni e dopo il Concilio, il Papa ci chiama urgentemente a congiungere le forze con le altre fedi su obiettivi comuni, ad aprire i nostri cuori, a crescere insieme per creare un mondo nuovo, al più presto: quando facciamo nostra questa risonanza spirituale, è giunto il tempo di accogliersi gioiosamente, di incontrarsi, di sentirsi parte della stessa famiglia umana, e di non lasciare più le nostre menti per strada, perchè finalmente vediamo, e sentiamo vibrare in noi, gli infiniti spazi della pace, le infinite distese dell’amicizia, rispetto ai luoghi ristretti ed angusti in cui la diffidenza e l’odio ci avevano rinchiuso precedentemente, nel gioco al massacro e della reciproca distruzione.
martedì 7 settembre 2010
martedì 24 agosto 2010
lunedì 23 agosto 2010
Simposio su Padre Bressani
Il pomeriggio del 30 maggio, nonostante il caldo, la sala dell’Immacolata Concezione di Woodbridge era piena di gente che voleva sapere di più sulla vita di “Padre Bressani, il primo sacerdote italiano in Canada”. Tony Porretta per la Federazione Laziale e Giovanni Riccitelli per l’UCEMI, dopo una breve introduzione, salutando la presenza tra il pubblico del Dr. Giuseppe Bea, membro del comitato scientifico della Caritas/ Migrantes italiana nonchè responsabile Nazionale per le migrazioni, hanno subito passato la parola ai relatori.
Il prof. Frank Spezzano, nella sua brillante esposizione, che si è avvalsa anche di mezzi audiovisivi, ha tracciato il profilo di questo studioso umanista rinascimentale, contemporaneo di Galileo, nato a Trastevere nel maggio del 1612. Un eminente dotto che già in giovane età insegna Latino, Letteratura e Scienze e che a Parigi, mentre insegna Matematica e Filosofia e studia nel prestigioso Clermont College, manifesta ripetutamente il suo desiderio di andare in missione, sempre rifiutato perchè ritenuto inadatto per quel servizio; ma che a 29 anni, al suo sesto tentativo, ottiene finalmente il permesso e diventa così il 361esimo gesuita inviato oltreoceano. Come Colombo 500 anni prima – ha detto Spezzano- Padre Bressani superando oceano e pericoli sbarca nel “nuovo mondo”, ringrazia il Signore e subito si prende cura dei coloni francesi e dei Nativi.
Alcune popolazioni Aborigene vedono l’arrivo dell’uomo bianco, che cresce in possedimenti, come un disturbo degli equilibri, mentre esse vengono decimate da malattie sconosciute ai loro antenati, e così gli dichiarano guerra, ostacolandone il commercio e l’approvvigionamento.
In una di queste imboscate P. Bressani è fatto prigioniero, un giovane Nativo del suo gruppo è subito trucidato, scotennato e mangiato sotto i suoi occhi; lui è torturato selvaggiamente, per mesi, in un calvario umiliante. Spezzano, da buon drammaturgo, ha saputo far inorridire e commuovere il pubblico presente, come quando ha detto che a Bressani le dita gli vennero strappate coi denti e con quelle dita monche e sanguinanti il missionario doveva raccogliere il fuoco dal braciere e, cantando, metterlo nelle pipe dei suoi aggressori!! Quando poi infine Bressani è condannato ad essere bruciato vivo su un rogo, come spia e capitano dei francesi, ecco che mentre prega per tutti i Nativi, compresi i suoi aggressori, la sua morte si trasforma in resurrezione: il consiglio irochese tramuta la sua condanna… Dal punto di vista scientifico, coi suoi 23 viaggi attorno ai Grandi Laghi, Bressani realizza 3 importanti mappe del Canada: quella del 1657, conservata al Museo di Parigi, che spazia dal 36esimo al 52esimo parallelo, è la più antica rappresentazione della vita dei Nativi oggi in esistenza; anche le sue osservazioni astronomiche sono state messe a buon frutto quando, tenendo il telescopio fra le mani mutilate, osserva un’eclissi lunare con un’accuratezza che non trova riscontri nel nordamerica in tutto il resto del secolo; misura inoltre il livello dei laghi, le correnti, le temperature; raffigura gli aborigeni in preghiera…
Esposizione profonda e innovativa, quella successiva, di David Donato, giovane studioso di Teologia prossimo alla laurea, che ha affrontato il tema della spiritualità di questo eroe della fede: S. Ignazio, S. Francesco Saverio, ma soprattutto il suo direttore spirituale P. Louis Lallemant -ha detto Donato- hanno convinto Bressani che è un grande onore morire al servizio degli ammalati di peste o nelle missioni o dando la vita per il gregge. Da essi impara che la contemplazione ha il primato sull’azione, l’unione intima con Dio, la regalità di Cristo portano al servizio disinteressato per gli altri attraverso la povertà, la carità e l’obbedienza. Egli si sente graziato di avere una mente libera, e di sentire sempre meno paura della morte e del fuoco. Si identifica con il Buon Ladrone e da buon ladrone si trasforma nel Cristo che dà il proprio sangue e la propria vita. Padre Bressani, originalmente definito dal Donato come “martire vivente del vangelo”, dopo tante traversie torna in Italia, ma dopo pochi mesi è di nuovo nella comunità affidatagli e si adopera per il suo riscatto. È intermediario nelle trattative di pace fra le varie tribù: è lì che riconosce i suoi carnefici, li abbraccia come amici e fratelli, e dopo aver raccolto fondi fra i francesi, offre loro anche dei doni! “Non bisogna mai
tagliare l’albero più alto del bosco – ha detto Donato – poichè esso permette agli alberelli di crescere verso la luce” cioè, in altre parole, invece di reciderla dalla memoria collettiva, bisognerebbe valorizzare la figura di quest’uomo coerente, sfuggito per troppo tempo alla comunità italocanadese, canadese e cattolica. Lo stesso Spezzano ha fatto sentire tutto l’auditorio inserito in un viaggio, un viaggio iniziato con Colombo, Caboto, Bressani, Verrazzano,…e che continua con noi. Il mondo –ha detto Spezzanoè un luogo meraviglioso che noi possiamo ancora migliorare con la stessa modestia di quell’eroe che è P.Bressani. Nei successivi interventi sia il Prof. Attilio Dell’Anno, insegnante della scuola secondaria, che Cosmo Femia, rappresentante della gioventù italocanadese, hanno affermato che la vita, la figura e l’operato di P.Bressani possono e devono diventare materiale di studio in tutte le scuole cattoliche dell’Ontario. P.Daniele Bertoldi ha asserito poi, che da parte sua l’IPC, nell’anno sacerdotale, ha già intrapreso un notevole sforzo economico per la statua che verrà collocata a sua perenne memoria a Midland il prossimo 27 giugno alla presenza dell’Arcivescovo Thomas Collins. L’auspicio di tutti i presenti al simposio è che da quì al maggio 2012, in cui si celebreranno i 400 anni della sua nascita, si formi un comitato ad hoc che sappia coinvolgere tutte le associazioni, e con la sua creatività sappia far maturare consapevolezza e iniziative che rivalutino degnamente la statura del Bressani nella comunità italocanadese e canadese. Nell’epoca della globalizzazione, Padre Bressani, la cui opera ha lasciato un’impronta indelebile nella storia delle origini del Canada, è il sublime esempio di una fede mai smossa, di una resistenza attiva e metodica ( o “nonviolenza del forte” come l’ha definita Gandhi) destinata ad essere vincente.
P. Bressani è l’esempio dell’etica cristiana, dell’esercizio della democrazia, di un nuovo ordine politico che mette al centro il bene comune. Un bene comune che non si esaurisce nell’accaparramento commerciale (di pelli o di ricchezza materiale ieri, di petrolio e industrializzazione oggi, come ha fatto notare nel suo intervento P.Vitaliano Papais) e in cui mercanti e guerrieri dettano leggi per affermare il proprio potere, ma che si forma da una interazione sulle coscienze e sulle intelligenze per una crescita equilibrata di tutti i suoi membri.
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