martedì 28 ottobre 2014

La fuga dal Bel Paese

Via dalla pazza Italia. Ormai la fuga dal Bel Paese non riguarda più soltanto i "cervelli", ovvero coloro che, già laureati, cercano all'estero occasioni di lavoro che qui non trovano. Cominciano adesso a fuggire anche quelli che il "cervello" devono ancora formarselo, ovvero gli studenti della scuola secondaria, che sfruttano la normativa europea sugli scambi culturali e che sempre più spesso si orientano a trascorre l'intero quarto anno, o anche soltanto qualche mese, in un paese straniero. E poi, magari, ci aggiungono anche l'ultimo, in modo da essere già pronti per frequentare università all'estero, un obiettivo alla portata di poche famiglie ma sempre più in voga tra chi ha i mezzi sufficienti.
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Si tratta di un fenomeno crescente, basta entrare in un qualsiasi liceo per rendersene conto. Ma i dati ufficiali sono ancora scarni e frutto di indagini campionarie non di una raccolta sistematica di dati: le scuole non devono infatti indicare quanti studenti passano qualche mese o un anno all'estero e in ogni caso il ministero non raccoglie queste statistiche. Ci vengono in aiuto soltanto le indagini dell'"Osservatorio nazionale sull'internazionalizzazione delle scuole e la mobilità studentesca", creato dalla Fondazione Intercultura e dalla Fondazione Telecom. In Italia, secondo l'Osservatorio, negli ultimi tre anni c'è stata una crescita boom del 55 per cento. Gli studenti andati all'estero sono passati dai circa 5000 del 2011 ai circa 7.800 del 2014.

Le mete preferite sono gli Stati Uniti (58 per cento), l'Australia e l'Inghilterra (entrambe con il 23 per cento del totale). Seguono il Sud America (18 per cento), la Germania, l'Europa del Nord e il Medio Oriente (con il 13 per cento). Intercultura, la onlus attiva nello scambio culturale per studenti della scuola secondaria, mette a disposizione per il 2015-2016 (le domande possono essere presentate fino al 10 novembre del 2014) oltre 300 posti tra Stati Uniti, Australia, Canada, Irlanda e Sud Africa, tra i paesi anglofoni. Non è invece presente da molti anni nella sua programmazione la Gran Bretagna, paese che ormai trae gran parte del suo prodotto interno lordo dall'industria della formazione, ovvero università, corsi d'inglese di vario tipo e di varia durata per stranieri e che mal di adatta a una concezione "no profit" qual è quella sposata da Intercultura. La famiglia ospitante, per Intercultura, deve infatti prestarsi a questa condizione senza chiedere nulla in cambio ma per il solo piacere di avere in casa per un periodo di qualche mese uno studente straniero. Ciò assicurerebbe, secondo l'organizzazione, il giusto approccio verso gli studenti stranieri da parte delle famiglie ospitanti.

https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgYabhfLcQukqHU1FLAVKlyYxXsktSj9lYkC-_lnFpuI_-eVyIuoCiCWJxn-b0oDXCLVtp1OYTEHuKLQQWxewF5wMv0F1E6BR94Xlef6s-O6nQWn-9Xe3f2-g2GAcelYTW7pHQ69PXvoXT8/s1600/stockholm_01.jpgIntercultura, in questi ultimi anni, è stata di fatto presa di mira da un numero crescente di studenti, desiderosi di farsi un background culturale in inglese o in una lingua straniera e di allargare lo sguardo fuori dai ristretti confini dell'Italia. Lo scorso anno furono in circa 5.000 a presentare la domanda per soli 1.000 posti. La prevista difficoltà di trovare lavoro un domani, dopo gli studi, e quindi la necessità di conquistare precisi "skill" linguistici data la cronica insufficienza dello studio dell'inglese nelle scuole italiane, spingono molti più giovani  di prima a tentare un periodo di studio all'estero, che non sia il solito corso estivo di 15-30 giorni.  Di solito l'exchange period cade nel quarto anno del liceo, lontano dagli impegnativi esami di maturità.

Ma Intercultura non riesce ormai a soddisfare tutte le necessità, nonostante il forte aumento di posti messi a disposizione. Restano fuori moltissime richieste. Vista la crescente domanda di periodi di studi all'estero, sono nate negli anni più recenti altre società, private e dunque tutte a fini di lucro, che fanno per mestiere quello di organizzare per gli studenti il periodo di studi secondari all'estero. Dentro c'è di tutto: apprezzabili professionisti, cresciuti nel corso degli anni fino a diventare onesti interlocutori delle famiglie, ma anche diversi avventurieri capaci di spillare dalle tasche dei genitori dei ragazzi mucchi di denari dando come corrispettivo un servizio appena abbozzato o praticamente inesistente. Basta aprire Google e digitare il gruppo di parole "anno all'estero" per veder apparire un'incredibile quantità di siti in cui è praticamente impossibile orientarsi: youabroad.it, ef-italia.it, mbscambi.it, annoallestero.it, wep-italia.org, interstudioviaggi.it, stitravels.com, afsai.it, esl.it, mondoinsieme.it, tanto per citarne alcuni. Di solito questi soggetti hanno la configurazione di agenzie di viaggio: organizzano infatti un "viaggio di studio", che consiste in un soggiorno presso famiglie o altre strutture ricettive mentre fanno da interlocutori delle scuole estere che mettono a disposizione dei posti per gli "exchange student". L'alchimia di questa operazione è tutta da verificare e a volte a molte famiglie e studenti italiani resta un amaro in bocca e molte recriminazioni che spesso sfociano in aperte contestazioni o in vere e proprie cause in Tribunale.

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Del resto non c'è da stupirsi di questo boom di studi secondari all'estero: è lo stesso ministero dell'Istruzione a incoraggiare questa pratica. Lo ha fatto varie volte nel corso del tempo, ma con la Nota n. 843 del 10 aprile 2013 è stato ancora più esplicito, invitando scuole e studenti a darsi da fare per mettere in piedi periodi di studi all'estero, riconoscendo a questa pratica un alto valore formativo.  Ma se le famiglie - spinte dalle difficoltà della situazione economica in Italia e consce dell'importanza per i loro figli di padroneggiare l'inglese in modo non scolastico - sembrano sempre più inclini, anche sostenendo grossi sacrifici economici, a far trascorrere da qualche mese a un anno all'estero ai propri figli, molto meno interessate sembrano le scuole, non di rado infastidite da quella che considerano un'inopportuna interruzione del normale ciclo di studi. Secondo i dati dell'Osservatorio, soltanto il 46 per cento delle scuole hanno studenti in uscita, le altre - la maggior parte - non le hanno proprio.

Ancora meno istituti secondari, inoltre, hanno già inserito nel proprio Pof (Piano d'offerta formativa) un periodo di studi all'estero e tengono contatti con le scuole straniere per la migliore riuscita del periodo, rendendosi parti attive nella ricerca e selezione delle famiglie, un punto assai delicato perché un errore qui può rendere spiacevole al ragazzo  questa esperienza. Quando questo accade, lo studente non è più solo di fronte a questa esperienza e ha nella propria scuola un punto di riferimento per tutto ciò che potrebbe non funzionare. Mentre quando la scuola non s'interessa, e cioè nella maggior parte dei casi, l'unico interlocutore rimane l'organizzazione privata (quando non si riesce a farsi ammettere da Intercultura che almeno dà un minimo di garanzie), e nessuno garantisce per quest'ultima. Diverso sarebbe se lo Stato italiano obbligasse tutte le scuole secondarie a inserire nel Pof il periodo all'estero. Del resto, se lo Stato è davvero convinto della positività di questa esperienza all'estero (e come potrebbe non esserlo in un mondo sempre più globalizzato?), non si comprende per quale motivo lasci invece la libertà di scelta di organizzazione alle singole scuole, che quindi diventano arbitre della situazione, spesso scoraggiando di fatto (anche se non possono impedirle) le esperienze all'estero, schiave di una malintesa autoctonia culturale. Del resto, quanti sono i professori che fanno analoghe esperienze di aggiornamento all'estero, pur incoraggiate dallo stesso ministero della Pubblica istruzione e inserite in un preciso programma europeo? Praticamente zero.

Così la precoce esperienza all'estero di uno studente italiano nella scuola secondaria diventa perlopiù una scelta individuale, non di rado condotto con il parere contrario dello stesso istituto, con tutti i rischi che ciò comporta soprattutto quando le cose non vanno per il verso giusto. È incredibile che il ministero dell'Istruzione, che pur incita scuole e studenti a organizzare un'esperienza all'estero, non si faccia quantomeno promotore di creare un elenco delle agenzie che svolgono questa attività, così da poter predisporre un'utile funzione di controllo o anche soltanto di moral suasion. Tantopiù che diversi, fra gli studenti che vanno all'estero, sono ancora minorenni e meriterebbero dunque una speciale tutela. Ma, secondo lo Stato italiano, vale ancora la massima alla rovescio: "armiamoci e partite".

Oltre al possibile danno durante i mesi di studio all'estero, al ritorno gli studenti possono trovarsi un'altra tegola in testa. Proprio le scuole che meno credono in questa esperienza, e dunque non l'hanno organizzata loro stesse, saranno quelle che pretenderanno di più dagli studenti, obbligandoli a estenuanti tour de force di interrogazioni al loro rientro, se il periodo non copre l'intero anno. È pur vero che la Circolare del ministero del 2013 ricorda alle scuole che gli studenti non possono essere interrogati su tutto il programma svolto in Italia mentre erano all'estero (dove evidentemente svolgevano altri programmi!) ma è anche vero che resta indeterminata la quantità e la qualità della preparazione richiesta e anche la valutazione di ciò che il ragazzo ha fatto all'estero.

lunedì 17 dicembre 2012

For skilled immigrant professionals: BUSINESS EDGE

105 St. George Street, Toronto Telephone: (416) 978 3423
Ontario, Canada M5S 3E6 Facsimile: (416) 978 5433

Business Edge: A Program for Internationally Educated Professionals
Business Edge is an Executive Education program for highly skilled immigrant professionals who are determined to take their careers to the next level.
Graduates emerge with an increased understanding of Canadian workplace culture and the ‘unwritten rules’ that govern it. They develop the skills needed to gain visibility and build networks critical to their success. They master the ability to present, negotiate, influence, and lead. In sum, our graduates emerge with a clear understanding of their brand and their value – and how to capitalize off both.
Participant Profile
Business Edge is for professional women and men educated abroad who have at least two years’ work experience in Canada and are currently under-employed. Our participants also hold accredited university degrees and have at least five years’ international work experience. They have advanced communication skills in English and are ready to lead again.
Participant Benefits:
Organizational Benefits:
 Participants learn critical skills that will help them become more effective team members
 They develop their leadership capacity and ability to drive change and influence others
 They learn to capitalize on their strengths and to maximize their visibility and organizational contribution
Employees emerge from Business Edge more productive and ready to take on new challenges and responsibilities.
They have a clear sense for how to add more value to your organization.
They are equipped with a host of communication, presentation and leadership skills that Canadian organizations value.
Apply online at www.rotmanexecuitve.com/businessedge or call 416-978-6803
Curriculum & Course Content
1.) Leadership Development
Leadership skills are valued across the globe. Yet great leadership means different things in different cultures. These sessions will build upon the leadership skills you acquired internationally and help you transition to being a leader in Canada. You will learn to influence, negotiate, and present in a Canadian context.
2.) Canadian Workplace Culture
Technical skills and hard work are essential for getting ahead. On their own, however, they are not enough to advance your career. That’s why we have a number of sessions that focus exclusively on workplace culture and organizational behavior in order to give participants a thorough understanding of intercultural dynamics in the workplace.
Participants learn:
 the ‘unwritten rules’ and subtle cultural norms of the workplace
 strategies for making their accomplishments visible
 techniques for building critical relationships with key decision makers
3.) Advanced Communication
In a knowledge economy, communication skills are paramount, and they go far beyond understanding a language and its grammar. Advanced communication skills involve:
 Giving feedback in a way that conveys a message without damaging a relationship
 Conveying the right tone in a difficult medium such as email
 Knowing the culturally appropriate phrasing to use when disagreeing with an idea, following up with a networking connection, or proposing an organizational change
Business Edge devotes a number of classes to these topics, and covers how to handle these and other situations that leaders experience daily.
Schedule
Next cohort: February to June 2013
Tuesday and Thursday evenings from 6:00 pm to 9:00 p.m. and all day Saturdays
Program Fee
$2000 + HST (includes all study materials)

giovedì 15 novembre 2012

"Inclusive" education & parents responsibility

In the Catechism of the Catholic Church under the topic of "Duties of Parents" we find these two wonderful reminders of what Christians are called to do:
"Parents must regard their children as children of God and respect them as human persons. Showing themselves obedient to the will of the Father in heaven, they educate their children to fulfill God's law. (2222)
The Church teaches that parents, the father and the mother, not the school board or any government, are the first educators of their children. They are called to instruct them in the faith, in living virtuously, in giving a proper example, and in loving one's neighbour. When Dr. Steve Tourloukis tried to assert this parental calling as a Greek Orthodox Christian with the Hamilton Wentworth District School Board, he was told he didn't have this parental right. Why did the board deny his many requests to exempt his children from classes that violated his parental right to direct his children's moral education? The answer: school boards in Ontario thanks to the provincial government and the passing of Bill 13, now believe they can supplant parental rights and responsibilities. The new law and board guidelines permit this attack on traditional parental rights. The boards are legally backed by this unjust legislation which wants to force the whole society to accept the redefinition of human sexuality, marriage and family. Welcome to relativism and secularism deceptively disguised as inclusive education. Thank God that most people can still tell the difference between apples and oranges, even after being told that they are the same.
"Parents have the first responsibility for the education of their children. They bear witness to this responsibility first by creating a home where tenderness, forgiveness, respect, fidelity, and disinterested service are the rule. the home is well suited for education in the virtues. This requires an apprenticeship in self-denial, sound judgment, and self-mastery - the preconditions of all true freedom. Parents should teach their children to subordinate the 'material and instinctual dimensions to interior and spiritual ones.' Parents have a grave responsibility to give good example to their children." (2223)
Ontario parents must accept "Equity and Inclusive Education" and this means they cannot object to same-sex marriages, abortion, contraceptives, a hyper-sexualized curriculum, gay/straight alliances and the ever increasing number of sexual orientations. Inclusive education is not so inclusive because it seems to end where a Christian education begins. Dr. Tourloukis could not accept this and decided to take the Hamilton Board to court. The Parental Rights in Education Defense Fund is supporting the case by helping to pay for some of the legal expenses.  In this interview at the recent Minnesota Catholic Conference, Dr. Tourloukis explains why he went to court. Parents need to pay attention and reclaim their parental rights before they completely lose their children's souls to the indoctrination dictates of a "mommy/mommy", "daddy/daddy", "parent A/parent B" Ontario. In Ontario, we are told that when it comes to parental rights we are all equal, but from what's happening in the schools one can only conclude that these new family structures are more equal than others. Parents beware!






giovedì 8 novembre 2012

Carta della Pace

 
Ci sono Uomini e Donne che non hanno bisogno di popolarità.
Essi lavorano e si sacrificano per la collettività perchè è semplicemente giusto che sia così.
Non esiste una spiegazione. E lo fanno fino a sacrificare la loro stessa vita.
Per loro, per questi uomini e per queste donne, è importante dare non ricevere.

 

“Riconosciamo a Donne e Uomini di Buona Volontà il nostro plauso
e proponiamo la testimonianza della loro esistenza
quale esempio educativo per le nuove generazioni
alle quali sono affidate le sorti del Pianeta  e del  Genere Umano
chiedendo ad esse di compromettersi per la Pace”.

 

Il nuovo Console Generale d'Italia a Toronto

Il nuovo Console Generale d'Italia a Toronto, Ministro Tullio Guma, intervistato da Enzo Di Mauro italnews.ca e Roberto Bandiera Panorama ItalianCanadian.
http://italnews.ca/ - www.panoramaital.com

L'Altra Italia: Nuova Stagione 2013

Grande entusiasmo il 5 ottobre, alla inaugurazione della stagione 2012-2013 dell'Altra Italia, l'associazione culturale, in continua crescita per numero di soci e qualità' dei programmi offerti, in primo luogo la programmazione di film contemporanei italiani, che altrimenti non avremmo la possibilità' di vedere in Canada.
"La formula e' sempre la stessa, film italiani contemporanei, film d'autore, concerti e tanto altro" ha detto Cristiano De Florentiis nell'indirizzo di saluto agli intervenuti al TIFF, il palazzo del Festival Internazionale dell cinematografia di Toronto.
Come di consueto la proiezione del film in programma e' preceduta dai cocktails e cenetta presso la Mason Mercer di cui vi presentiamo alcuni momenti. 
Video by: Enzo Di Mauro italnews.ca Toronto - dimauro.enzo@gmail.com